Sono di origine del Marocco, precisamente da Tiznit. Sono arrivata in Italia nel 1989, con mio marito, i suoi genitori e i suoi fratelli. Avevo 24 anni.
Ho lasciato il mio paese per amore e, essendomi sposata, la mia famiglia era d’accordo con la mia scelta di spostarmi. In Marocco abitavamo a Casablanca ed eravamo due figlie, trattate al miglio delle loro capacita, mio padre lavorava in un grande hotel 5 stelle era il capo personale, io dopo il mio diploma ho lavorato in un giornale come segretaria di direzione.
La scelta di Alessandria in realtà non è stata mia, ma di mio suocero che si è stabilito qui in città dal 1972. È stato piuttosto semplice arrivare, perché al tempo non c’erano problemi con il visto e l’unica cosa da pagare era il biglietto aereo. Il viaggio in aereo è stato breve, siamo atterrati dopo 2.30 ore. Era, però, la prima volta che uscivo dal Marocco.
Arrivati in Alessandria abbiamo abitato in centro, in via Pistoia. Ricordo che eravamo l’unica famiglia marocchina presente nel palazzo. Poi nel tempo ci siamo spostati, siamo andati ad abitare al Cristo e adesso ci siamo spostati nuovamente. Adesso abitiamo, con la mia famiglia, in una casa a tre piani.
La casa si trova fuori città, quindi i negozi in cui facciamo la spesa, che sono per lo più grandi supermercati, sono lontani. Dobbiamo per forza andare in macchina. Ogni tanto andiamo anche nei negozi etnici, ma anche in questo caso dobbiamo usare la macchina.
Per quanto riguarda il mio impiego, lavoro in un’azienda di proprietà del municipio nel settore umano. Ho avuto la possibilità di iniziare a lavorare qui grazie ad una selezione e, fortunatamente, non ho mai avuto problemi. Ad essere onesta, quando ho lasciato il Marocco non pensavo che avrei fatto il lavoro che faccio ora, i miei sogni erano altri. Nonostante questo il destino è stato clemente con me assegnandomi un ruolo che è più simile a quello che volevo fare nel mio paese di origine.
I giorni di festa solitamente li passo con la mia famiglia, anche quella allargata, o a fare qualche compera. Sono credente, sono musulmana, ma non frequento la moschea, prego a casa. Per quel che riguarda le tradizioni, mi vengono in mente due cose in particolare: uso molto l’henné il cajal seouak, mi piacciono tanto!
Ho sicuramente amici italiani, anche se adesso ci siamo persi di vista. La vita è frenetica. Nonostante questo sono sempre nel mio cuore.
Se ripenso a quando sono arrivata qua, sicuramente la difficoltà più grande è stata la lingua, ma per fortuna, sono una persona tenace, mi sono messa sotto e ho imparato l’italiano. A parte la differenza di lingua, ad essere onesta, non penso che ci siano differenze tra la mia situazione passata e la mia situazione presente. Può sembrare strano, ma per me è così. Forse influisce anche il fatto di essere stato trattata con rispetto dagli abitanti di Alessandria e di non aver mai avuto problemi, mi sono sentita accolta e inserita fin da subito. Anche a livello lavorativo mi sono sempre trovata bene, tra colleghi abbiamo un ottimo rapporto.
Sulla scelta di emigrare, la verità è che avrei voluto vivere nel mio paese e affermarmi lavorativamente, vivere le mie feste e sentirle tutta l’atmosfera fantastica che offrono le nostre feste ma il destino ha scelto per me e sono grata per questo. Nonostante io mi sia trovata bene e mi trovi ancora bene devo dire che un aspetto negativo c’è qua sei straniero anche se parli benissimo Italiano, anche se tutti ti amano anche se lavori in un ufficio pubblico… se vai nel tuo paese e parli bene la lingua del posto ti dicono non sei di qua? Rispondi dicendo sono di qua ti ridono in faccia e ti dicono si ma arrivi da fuori.
Ogni tanto torno in Marocco, quando posso. E se potessi tornare indietro, sicuramente visiterei l’Italia come turista, ma non so se mi sposterei in maniera definitiva. Difficile da dire.
Le differenze tra gli immigrati che arrivano da Paesi diversi sono tantissime iniziando dalla lingua dalle tradizioni comportamenti diversi le uni dagli altri.
Ci vuole raccontare qualche aneddoto o storia della sua vita di migrante?
A dire la verità è successo a mio figlio, aveva indossato delle scarpe da ginnastica era all’elementari giocava con i suoi piedi mentre era seduto sul suo bancone e faceva i compiti, la maestra di inglese gli dice “smettila di muovere i piedi se no ti tolgo le scarpe le butto dalla finestra passa un marocchino e se le prende.”
Detto ad un italiano un conto ma detto ad un marocchino è un altro i suoi compagni l’hanno preso in giro a lungo.
Un’altra, mentre mio figlio discuteva con lei il corso, l’insegnante gli dice “voi altri siete abituati a prevaricare sulle donne e non le rispettate”. Intendeva dire che mio figlio è un integralista, non sapendo che è andato in Marocco a malapena 3 /4 nella sua vita e che sua madre e sua sorella e anche la nonna materna sono delle donne libere.
Di cose negative purtroppo le hanno vissute i miei figli perché non si sono sentiti né carne né pesce e hanno faticato per trovare il loro posto in questo paese, i grandi che immigrano mettono in conto la non accettazione del paese ospitante e sono consapevoli della loro identità. I nati in Italia soffrono perché non accettano che la loro identità italiana sia messa in discussione dagli italiani autoctoni per loro sono italiani al 100/100.