…“Alessandria l’ho scelta per amore”
“…Mi viene in mente una volta in cui sono andato a fare un corso di formazione a Roma. Gli insegnanti mi hanno detto che sono del nord, con accento tipico del nord. Questa cosa mi ha fatto ridere”
Da quale Stato provieni?
Io vengo dall’Egitto, dal nord. Dalla zona del delta del fiume Nilo, da una cittadina che si chiama Banha.
Quando sei arrivato in Alessandria?
Sono arrivato nel 2003
Quanti anni avevi?
Avevo 24 anni
Sei venuto da solo o con la tua famiglia?
Sono venuto da solo. È stata un’occasione per venire qua in Europa, perché non è facile arrivare qua senza vista e, poi, mi sono fermato.
La tua famiglia ti ha raggiunto dopo?
La mia famiglia di origine è ancora in Egitto. Mi sono poi costruito una famiglia qua. Mi sono sposato con una ragazza di Alessandria e vivo qua in città.
Come mai sei venuto via dal tuo paese?
Sono venuto via per cercare un futuro migliore, anche a livello culturale; un’apertura a livello politico. Non ho avuto grandi problemi in Egitto. Non sono un rifugiato, ma volevo cambiare la mia vita.
Come mai ha scelto Alessandria?
Alessandria l’ho scelta per amore. Appena sono arrivato ho vissuto a Milano per tre anni e poi ho cosciuto la ragazza che è diventata mia moglie e poi mi sono trasferito.
Quando sei arrivato in Alessandria in quale quartiere o in quale zona hai abitato?
Appena arrivato ho abitato subito nella zona Cristo profonda, verso Cantalupo.
Nel corso della tua vita hai abitato in altre zone della città?
No, ho sempre abitato in quella zona.
Vivevi solo nella casa o c’erano anche altre persone?
C’è la mia famiglia, che è una famiglia un po’ allargata. Siamo in tanti nella stessa casa.
Puoi descriverci com’è fatta?
È una casa di campagna, con un cortile. Abbiamo anche l’orto e il pollaio. È una casa a due livelli. Il piano terra dove c’è l’attività quotidiana e poi al piano di sopra ci sono le camere da letto.
Nel quartiere ci sono altre famiglie di immigrati?
Si, adesso nel quartiere ci sono altre famiglie di immigrati che vengono a vivere in quella zona. È una zona un po’ periferica, ma molto comoda alla città.
In quali negozi facevi e fai la spesa? Sono negozi gestiti da alessandrino o immigrati?
La maggior parte gestiti da Alessandria. A casa nostra abbiamo però una cucina etnica, mista. Abbiamo diverse cose in casa che acquistiamo nelle macellerie islamiche o nelle panetterie. Ci piace molto il pane arabo.
Andate anche al mercato?
Sì, ci andiamo. Compriamo cose che possono servire nell’immediato.
Dove compravate/comprate i vestiti?
Compriamo nei grandi magazzini. Cerchiamo le promozioni.
La tua famiglia era d’accordo sulla tua scelta di emigrare?
Si, l’hanno vista anche loro come un viaggio di curiosità. Non credevano che mi fermassi per così tanto tempo. Pensavano che venissi qua per 2 o 3 anni per scoprire un po’ il mondo. E poi mi sono fermato, da venti anni.
Come vivevate e che lavoro facevi nel tuo paese d’origine?
Eravamo una piccola famiglia di sei persone, papà e mamma e due fratelli e due sorelle. Io ho sempre studiato e quando ho finito di studiare sono venuto qua. Mio padre lavorava nella polizia di stato. Siamo sempre riusciti a vivere tranquillamente.
Abitavate in città o in una zona di campagna?
Abitavamo in una piccola cittadina, nella periferia del Cairo.
Qualcuno ti ha aiutato a venire in Italia?
No. Ho partecipato ad un concorso per venire in Germania. Sono stato lì un paio di settimane e poi sono venuto in Italia. Qui, a Milano, avevo un amico che aveva studiato con me e sono andato da lui. Sono stato un anno e poi ho avuto una casa autonoma.
Con che mezzo sei arrivato in Italia?
Dell’Egitto alla Germania in aereo. Poi sono arrivato a Milano in treno e poi da Milano ad Alessandria sempre con il treno.
Quale scuola hai frequentato?
Ad Alessandria ho comunicato a frequentare un corso professionale per diventare mediatore culturale.
Come sei riuscito a trovare lavoro e in che settore?
Nel settore dell’immigrazione. Appena ho finito il corso, ho sempre lavorato nell’ambito della mediazione per tutti i servizi che hanno a che fare con gli immigrati e poi, piano piano, nell’accoglienza dei rifugiati. Attualmente lavoro ancora in questo campo.
C’è qualcuno che ti ha aiutato a trovare lavoro?
Mi hanno aiutato in tanti. Amici, famiglia e anche i ragazzi del corso di formazione. Ho passato diverse tappe della mia vita, per un periodo ho fatto solo il mediatore culturale, per un altro periodo ho lavoro come operatore nell’accoglienza e adesso lavoro come responsabile in un’associazione che lavora sull’accoglienza in Italia.
Quali difficoltà hai incontrato a scuola e sul lavoro se ne hai incontrate?
È stato difficile il fatto che non fosse riconosciuta la figura del mediatore culturale. Tutti lo vedono solo come un traduttore, ma ha un ruolo sociale più importante. La precarietà è stata una difficoltà.
Ti sei sentito discriminato o messo da parte?
A livello lavorativo no. Una sola volta, quando ho fatto un laboratorio per bambini alla scuola elementare. Il giorno dopo sui social ho visto un genitore che commentava in modo proprio razzista il mio laboratorio.
Quando sei partito dall’Egitto, volevi fare questo lavoro arrivando qua?
No. Io in Egitto sono laureato in lettere francesi, quando sono partito pensavo di lavorare come insegnate di lingua in Egitto. La mia idea era quella di venire qua, imparare l’italiano e ritornare in Egitto con una lingua in più. Non sapevo cosa avrei fatto, se mi fossi fermato. Piano piano ho scoperto, grazie anche ad amici, insegnanti di italiano, la mediazione.
Come trascorrete i giorni di festa tu e la tua famiglia? Quali sono i giorni di festa?
Noi festeggiamo tutto, Siamo per la festa. Festeggiamo sicuramente le feste della mia cultura come: la festa di fine Ramadan e tutte le feste che ci sono. Festeggiamo anche il Natale. Quest’anno mia figlia ha anche visto il presepe a scuola e, arrivando a casa ha raccontato la storia.
Durante i giorni di festa partecipate ad eventi con qualcuno e in qualche luogo particolare?
Sì, le feste nella cultura islamica sono sociali. Ci sono luoghi in cui ci vediamo tutti insieme. Per la festa di fine Ramadan e un’altra festa che è quella del momento del pellegrinaggio, si cerca uno spazio aperto in cui si fa una preghiera e poi si passa il tempo insieme fino a mezzogiorno.
Frequenti spesso la Moschea?
Sì, ci vado per le preghiere e sono amico delle persone che la frequentano.
Ci sono delle tradizioni del tuo paese alle quali ti senti particolarmente legato?
Io adesso sono legato al mese di Ramadan, che è il mesi di digiuno. Io lo vivo, oltre all’aspetto religioso e spirituale, anche in senso di famiglia. Fin da piccolo sono abituato che durante questo mese si passa molto tempo insieme: si mangia insieme, si fa tutto un po’ come il Natale qui.
Hai degli amici italiani? Ti incontri con loro?
Sì, ho tanti amici italiani.
Quando sei arrivato in Alessandria, quali sono state le difficoltà più grandi che hai dovuto affrontare?
Sicuramente la lingua. Non era facile comunicare con gli altri. È stato anche difficile non conoscere i servizi sul territorio. Come sei riuscito a risolvere queste difficoltà? Con l’esperienza e con il tempo si conoscono anche i posti in cui ci sono persone disposte ad aiutare.
Hai mai avuto problemi con le autorità della città?
No, mai avuti
Quali sono le differenze più grandi con la tua vita precedente?
Lo stile di vita. Qua in Italia è tutto calcolato. Ti svegli al mattino e hai un programma, sai già cosa devi fare. In Egitto è diverso. Ci si sveglia e si fa quello che si può fare, se non si riesce non è un problema. È positivo perché si vive più rilassati e ci si rende conto che le cose si riescono a fare lo stesso. È anche negativo perché non si può rimandare sempre tutto.
Come sei stato trattato dagli alessandrini?
Sono stato trattato bene. Ho avuto subito delle amicizie
E il rapporto con i tuoi colleghi?
Mi sono trovato sempre bene.
Con i vicini di casa?
Anche con loro ci troviamo bene. I nostri figli giocano insieme.
Quando hai iniziato a sentirti inserito nella comunità alessandrina?
C’è voluto un po’ di tempo. Hai bisogno di conoscere il posto e poi le persone.
Quali sono le maggiori differenze tra gli immigrati che arrivano da altri paesi?
Non ci sono tante differenze. Le differenze culturali spesso sono anche positive. Il problema più grande è sempre la lingua e in questo siamo tutte uguali. Alcune culture sono più vicine a quella europea e può essere più facile trovare le cose, ad esempio il cibo.
Sei soddisfatto della scelta di immigrare?
Si, sono soddisfatto. Mi piace addirittura Alessandria e sono contento di essere qua. È un città a misura d’uomo. Soprattutto con i bambini, ci si muove con tranquillità. Le città più grandi sono faticose.
Gli aspetti negativi della tua esperienza?
Io ho avuto la possibilità di viaggiare un po’. Il problema di Alessandria è che è una città molto chiusa, quindi difficile trovare iniziative e sperimentazione e anche innovazione
Torni in Egitto?
Di solito vado una volta all’anno. Adesso con il Covid meno, ma sono sempre andato una volta all’anno.
Vai con la tua famiglia?
Sì. Sono venuti giù tutti quanti.
Se potessi tornare indietro, verresti nuovamente in Italia?
Diciamo che mi incuriosiscono altri posti che non ho ancora visto. Andrei per esempio in Portogallo. Non nel nord dell’Europa. Forse andrei in Spagna.
Hai qualche aneddoto da raccontarci?
Mi viene in mente una volta in cui sono andato a Roma a fare un corso di formazione e gli insegnanti mi dicevano che sono del nord con accento del nord. Questa cosa mi ha fatto ridere perché se sapessero da dove arrivo. Sono ancora più a sud di loro.