Vengo dal Veneto – Rovigo, sono arrivata in Alessandria che avevo circa 2 o 3 anni quindi nel ’34 o ’35. Sono venuta perché mancava il lavoro, proprio ad Alessandria perché c’erano già la nonna paterna (che vendeva la frutta) e un fratello di mio papà. Uno dei fratelli di mio papà era titolare del ristorante Il Settebello, in corso Crimea, uno dei più prestigiosi al tempo. Le sorelle di mia mamma sono arrivate dopo l’alluvione del Polesine perché avevano perso tutto, casa e lavoro. Il marito della zia Ada faceva il ciabattino e lavorava in una stanza che aveva ricavato dall’alloggio in corso Monferrato.
Abitavamo in Centro, in via S. Ubaldo 1 o 3, era all’inizio della via. Al Distretto in piazza Santo Stefano allora c’erano ancora i militari, le famiglie sono arrivate dopo. Vivevo con mamma e papà, mia sorella e mio fratello sono nati dopo. Era un alloggio di ringhiera di 2 camere con il gabinetto sul ballatoio. Il quartiere era il centro storico, case vecchie ma tutta gente a posto, perché dietro c’era via Milazzo, quartiere di prostitute. Sono andata solo una volta lì a casa di un’amica, e aveva come divisorio delle stanze un sacco di iuta. Nel palazzo e nella via erano tutti alessandrini, qualcuno dei sobborghi, solo noi veneti.
La spesa si faceva in via Milano, vicino alle scuole. C’era il commestibile, lo chiamavamo “dalla Barbisa” perché aveva un po’ di barba, era un alimentare con un po’ di tutto in via Milano, ed era piemontese. Mia sorella più piccola una volta l’ha chiamata signora Barbisa così mi sono dovuta scusare perché si è offesa!
A scuola andavo al Bovio. Il papà vendeva la frutta, aveva il banco in piazza Marconi, ma quando capitava faceva anche il muratore e quando nevicava spalava la neve x il comune. La mamma lavorava col papà al banco. Prima del banco mio papà aveva comprato il cavallo x lavorare perché faceva dei traslochi, e la stalla era in via Casale dove adesso c’è il ciclista. In piazza Tanaro dove ora c’è l’asilo (la Gill) facevano la fiera dei cavalli. Poi più tardi quando ero ragazza aveva un chiosco di angurie sul Lungotanaro, e io andavo ad aiutarli.
Giocavo in cortile, con i bambini del palazzo tutti di Alessandria. Al pomeriggio veniva il gelataio Cadorina, a volte anche l’uomo con il carrello e l’organetto e noi ballavamo. Prendevamo la bellecalda (farinata) in via Milano, mentre all’angolo di piazza S. Stefano c‘era un muro dove mettevi i soldi e scendevano le caramelle. La domenica andavo dalle suore del Monserrato, la mamma stava a casa a fare le pulizie perché in settimana lavorava al banco. D’estate facevamo il bagno a Tanaro, era pieno di gente ma non c’erano bar come a Bormida che c’era la Baracca. Si andava sotto il ponte dove c’era la sabbia. Si ballava dove c’è la Boccia (Lungotanaro) prima della guerra.
A messa andavo al Monserrato, io frequentavo sia l’asilo che la parrocchia. Andavo alla processione della Salve con le suore della parrocchia, mia mamma aveva da fare in casa. Poi ai baracconi con la famiglia, e a 9/10 anni con le amiche. Ero trattata bene dagli alessandrini. Il rapporto con i vicini di casa era molto buono, ci si aiutava perché eravamo tutti nella stessa situazione. A 13 anni ho cominciato a lavorare, e quando mi è venuto il ciclo le vicine mi assistevano, mi preparavano la camomilla. Tra vicini ci passavamo i piatti cucinati, mia mamma faceva il baccalà sempre abbondante per darlo ai vicini.
I rapporti sul lavoro erano buoni, anche se i miei genitori erano autonomi. Mio padre nei ’41 l’hanno richiamato a militare ed è andato in Francia. È tornato a piedi, con mezzi di fortuna quando c’è stato l’armistizio. Con la campagna d’Africa è partito volontario in Etiopia, da civile, x 1 anno nel ’33, perché stavano costruendo delle strade e lui faceva il cuoco. Il lavoro era poco e non bastava a mantenere la famiglia, così ci si adattava a tutte le occasioni.
Con i compagni di scuola c’era un rapporto buono, anche con le maestre. In 3° elementare la maestra mi ha dato un compito che non sapevo fare, allora ho preso mia sorella più piccola che aveva 2 anni e l’ho portata in braccio fino all’ospedaletto x farla visitare, x dire alla maestra che non avevo potuto fare il compito perché ho portato mia sorella dal dottore!
Non si compravano i vestiti nei negozi, c’era la sarta nei dintorni, e al mercato si andava in Piazza Marconi perché i miei lavoravano lì.
Andavamo al cinema S. Rocco all’aperto e qualche volta al Moderno. Per la tv andavamo da Dolfin al Bar che aveva la tv piccola. La cosa che mi piaceva di più era il ballo, ho preso tante botte dai miei perché appena potevo con le amiche cercavo di andare a ballare.
In inverno ci scaldavamo con la stufa a carbone e a legna.
Qualche aneddoto o storia di quel periodo:
Quando è finita la guerra si ballava ovunque. Mia mamma e le altre donne si sedevano tutte insieme, e ci controllavano. Si ballava nella scuola in via Guasco, nel refettorio dove si mangiava. Mia mamma mi ha cercata nella sala perché non mi vedeva e mi ha dato 2 schiaffi; il ragazzo che ballava con me è rimasto allibito senza parole. Ha avuto paura anche lui di mia mamma!
Mio papà era comunista e quando sono arrivati i partigiani in città lui lo sapeva già, ed è andato a incontrarli in Cittadella. Prima del ponte c’erano 2 bar e le montagnole, io sono andata lì per vederli arrivare. Sono arrivati i partigiani e nelle garitte davanti al ponte c’erano i tedeschi, dove ora c’è la Boccia. I partigiani gli hanno detto di uscire e di alzare le mani, ma un tedesco gli ha dato un colpo con il calcio della pistola e lui è caduto. Io sono scappata via nel portone dove adesso c’è il ristorante il Grappolo, e il partigiano era coricato dove c’è l’asilo. Hanno alzato il fazzoletto bianco era il figlio del corriere. Così hanno cominciato a mitragliare e io sono scappata a casa, e quando sono arrivata me le sono prese. In fondo a via Milano dove ora ci sono 2 bar, c’era tutta una striscia di sangue. Alla Gill c’era il muro crollato e si vedeva una parete con 2 anelli forse dove torturavano. In piazza Turati c’erano gli squadristi e dicono che hanno trovato ½ secchio di occhi. Quando è finita la guerra l’altoparlante invitava ad andare in piazza della Libertà e hanno acceso tutte le luci, erano anni che non le vedevamo più, così tutti hanno applaudito e poi tutti a ballare.