Mi chiamo Gino e provengo dal Polesine, più precisamente da Cavarzere in provincia di Venezia; che si trova proprio al centro del Polesine tra Padova,Venezia e Rovigo. Era una zona povera e paludosa all’epoca, non era un bel posto.
Mio padre nel ‘45 tornato dalla guerra conobbe mia mamma, nel ‘47 sono nato io. Mio padre lavorava lì in Veneto ma quelli che faceva arano lavori che non garantivano un futuro allora decise di trasferirsi in Alessandria grazie ad un amico che era già qui. Era venuto a lavorare in campagna, presso una famiglia che possedeva una piccola cascina. Poco tempo dopo, a Novembre del ‘51, per caso sentì alla radio che nel Polesine, dove mia madre e io stavamo ancora, c’era stata un’enorme alluvione; allora partì subito per venire a prenderci e portarci in Alessandria. Fece spedire in Alessandria le poche cose che avevamo che arrivarono circa due mesi dopo.
Quando siamo arrivati abitavamo a Quattro Cascine, un paesino della provincia di Alessandria che contava circa 150 abitanti per lo più veneti ma stabiliti qui da generazioni. C’era una famiglia che abitava a Novi Ligure che ci offrì la loro casa che usava per le vacanze fintanto non ci fossimo sistemati.
La signora anziana che veniva lì a passare le vacanze era come fosse mia nonna, mi trattava come un nipotino.
Mio papà da lì ogni giorno andava in bicicletta a lavorare in Alessandria. Dopo un po’ di tempo mia mamma disse che se c’era la possibilità di trasferirsi in città perché non coglierla, visto che mio padre si faceva 30 km di bicicletta ogni giorno.
Quando siamo arrivati in Alessandria siamo andati ad abitare in via Plana, in un appartamento con due camere ed il bagno fuori nel cortiletto, pagavamo 6180 lire d’affitto. 6000 lire erano molti soldi all’epoca, mio padre faceva il muratore e non si guadagnava molto, mia madre era al servizio delle famiglie ricche e benestanti, andava a lavare i panni e i vestiti per loro.
Ricordo che nei pomeriggi in cui andava nelle case di queste famiglie mi portava con sé altrimenti io ero solo, mi faceva sedere e mi diceva di fare il bravo, lei passava tutto il pomeriggio a lavare.
In quel periodo in Alessandria sono arrivati moltissimi veneti e anche un po’ di meridionali quindi diciamo che in città non era difficile incontrare persone che non fossero di Alessandria.
Ricordo che mia mamma andava anche a pulire le scale nei palazzi ed io andavo ad aiutarla, avevo circa 12 anni, e c’era una signora (che chiamavamo la signora brava perché ci offriva sempre qualcosa) che abitava in uno di questi palazzi, suo figlio era ingegnere ed era andato a lavorare alla Marton, oggi Gulf, un’azienda di carburanti; la signora disse a mia madre che di lì a poco avrebbero aperto tre stazioni di servizio in Alessandria con bar e distributore di benzina, mia mamma era una donna che non si faceva scappare le opportunità così la sera stessa a casa lo disse a mio padre, che subito le chiese se era matta. Lei ovviamente non desistette e prese in gestione uno dei distributori. Mamma cominciò a vendere benzina ancora prima che i muratori finissero di ultimare la costruzione della stazione di servizio.
Ricordo, perché me lo dissero, che in banca avevamo 900 mila lire di risparmi e lei spese esattamente 900 mila lire per i primi rifornimenti per la pompa di benzina, aveva un coraggio enorme.
Iniziò così a lavorare sempre più, tra l’altro allora iniziavano a viaggiare molti camion che si fermavano a fare grossi rifornimenti al nostro distributore.
Pensare che siccome i lavori del bar non erano ancora ultimati, lei teneva nel suo piccolo ufficio delle casse di birra apposta per i camionisti che si fermavano.
Dopo molti anni mia madre decise di cedere la gestione del distributore perché oramai i miei genitori iniziavano ad avere una certa età ed erano sempre più stanchi.
Appena lasciato il distributore un panettiere di Corso Acqui parlò con mia madre di una rivendita di pane che voleva cedere l’attività al mercato coperto di via S. Lorenzo. Mia madre non se lo fece ripetere due volte e prese in gestione l’attività.
Quando abitavamo in via Plana la spesa si faceva nei negozietti in via Dante, si andava al mercato coperto in via S. Lorenzo, al cui interno c’era il passaggio per andare all’Upim in corso Roma.
A scuola andavo al De Amicis, c’erano tanti bambini veneti nella mia scuola, diciamo però che i bambini son bambini, non interessa da dove si arriva si socializza con tutti senza distinzioni, io poi di carattere sono una persona solare ed espansiva non ho mai avuto problemi a fare tante amicizie.
Son passato per tutti gli oratori, bastava un campetto da calcio e un pallone e si faceva amicizia con tutti. Ricordo che al Carmine c’era un campetto di terra, in via Plana c’era una signora che faceva la sarta, mia mamma aveva comperato un pezzo di stoffa rossa da cui mi fece fare una camicia, io andai a giocare al Carmine, allora c’era un tal Don Cesare, alle 17.00 era l’ora della benedizione, arrivava al campetto, chiudeva il cancello e chi non riusciva a scappare era costretto ad andare alla benedizione; quando mi vide con la camicia rossa mi prese per un orecchio e mi mandò a cambiare vestiti di corsa.
Alla domenica si faceva un giretto ai giardini oppure una passeggiata a meno che non fosse il periodo dei baracconi e allora si andava lì.
Mio padre e mia madre erano di sinistra e quindi non c’era un grande rapporto con tutto ciò che riguardava la chiesa, perciò non si frequentava la parrocchia. Io ho fatto la comunione, la cresima, mi sono anche sposato in chiesa ma non ho mai frequentato attivamente; anche se io fin da ragazzo non ho mai discriminato nessuno, se mi eri simpatica potevi anche essere una suora, io ti stimavo per quello che sentivo nei tuoi confronti, per la persona che eri non per quello che potevi rappresentare.
Poi come ho già detto frequentavo gli oratori, da ragazzo andavo spesso a giocare dai Salesiani; c’era Don Giovine che quando io (così come tutti gli altri ragazzi) avevo dei problemi a scuola aveva una stanzetta con letto e scrivania in cui accoglieva i ragazzi e cercava anche di aiutarli con ciò in cui avevano riscontrato delle difficoltà a scuola.
Le feste di quartiere sono iniziate a piacermi quando ero un po’ più grande, a 17-18 anni, quando ho iniziato a frequentare qualche ragazza, prima non ho molti ricordi perché non erano di mio interesse.
All’epoca si facevano anche molte feste in casa; ricordo anche che al Cristo, in piazza Ceriana, c’era un bar palchetto enorme in cui si cantava e ballava.
Non ci sono mai stati problemi con nessuno, come migranti eravamo perfettamente integrati e anzi, soprattutto, con i miei compagni di scuola c’era un bellissimo legame ma come ho già detto i bambini spesso non hanno tutti i pregiudizi degli adulti.
Al cinema andavamo spesso, il preferito era sempre quello che si pagava meno, era il cinema San Rocco vicino alla chiesa di San Rocco, lì c’era un prete che faceva pagare una cifra ridicola ma se stava lui vicino alla cassa spesso e volentieri faceva entrare anche senza pagare, soprattutto i bambini. Ogni tanto si andava anche al cinema Dante (diventato poi cinema Corso), non si andava spesso lì perché era molto più caro.
A me Alessandria piace, mi è sempre piaciuta e ho sempre trovato brava gente disponibile ed accogliente.