Linea del Tempo
1945
Occupazione jugoslava
la IV Armata jugoslava occupa Trieste, Gorizia e l’intera valle dell’Isonzo, seguita il giorno successivo dalle truppe britanniche e neozelandesi. A Belgrado, Stati Uniti, Gran Bretagna e Jugoslavia, siglano un accordo che delimita le rispettive zone di occupazione all’interno della Venezia Giulia, lungo una linea di demarcazione definita Morgan (dal nome del generale William Morgan), che prevede la divisione del territorio in due zone: la parte occidentale, costituita dall’area ad ovest della linea Trieste-Caporetto-Tarvisio e dalla città di Pola, denominata Zona A ed affidata al Governo Militare Alleato, e la parte orientale, denominata Zona B, comprendente l’Istria, Fiume e le isole di Cherso e Lussino, è posta sotto il controllo dell’amministrazione militare della Jugoslavia.
1947
Trattato di Pace
A Parigi firma da parte dell’Italia del Trattato di Pace, con ridimensionamento del territorio della provincia di Gorizia e la perdita delle province di Zara, Fiume, Pola e di quasi tutta la restante parte dell’Istria.
Il piroscafo “Toscana” in partenza da Pola
Dal 3 febbraio 1947 al 20 marzo 1947 si svolgono 10 viaggi, di cui 7 con scalo a Venezia e 3 con scalo ad Ancona. A Pola su 32.000 abitanti, 28.137 fuggono, a partire dal gennaio 1947. A Fiume su 52.000 abitanti, 38.000 fuggono, a partire dal 1948. Tra il 1947 e il 1957 sono giunti in Piemonte 12.624 profughi giuliano-dalmati. A Tortona, tra 1946 e 1969: 20.000 profughi dalla Libia, dalle ex colonie dell’Africa, dall’Istria e dalla Dalmazia.
In Alessandria
In Alessandria sono assistiti dall’Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.):
- 12 marzo 1947: 70 profughi, di cui 21 provenienti da Pola
- 31 dicembre 1947: 56 profughi
- 31 dicembre 1948: 137 profughi
- 23 febbraio 1952: 23 profughi
- 31 dicembre 1955: 19 profughi
In Alessandria i profughi sono alloggiati:
- Nelle Casermette di via Acqui 79,
- alla Ex Casa Littoria di piazzale Turati
- negli edifici dell’Ex Distretto Militare di via Milano 19/A
- all’Asilo Notturno, in via Migliara 5
- in via Trotti 18
- presso la Casa ferroviaria di via Carlo Alberto 15
1951
Alluvione del Polesine
84 morti,180.000 sfollati, 80.000 emigrati in Emilia, Lombardia, Piemonte che non tornarono più in Polesine.
1954
Memorandum d’Intesa
A Londra, Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia e Jugoslavia siglano il Memorandum d’Intesa che pone fine al Territorio Libero di Trieste, e assegna la Zona A all’Italia e la Zona B alla Jugoslavia
1959
La fuga dalle campagne
Tra 1951 e 1991 lasciano il lavoro agricolo 6 milioni e mezzo di lavoratori su 8 milioni; il lavoro agricolo diventa soprattutto femminile e dei vecchi e si meridionalizza. Contribuisce al fenomeno l’industrializzazione rapida (il miracolo economico) del Nord-Ovest, con la diffusione del modello fordista-taylorista: grandi imprese, molto competitive, che necessitano di produttività e quindi di masse di operai non qualificati e flessibili, cioè impiegabili in diverse mansioni e in diversi reparti della fabbrica (caratteristiche dei giovani immigrati).
Nuovo flusso dalla Sardegna
In Alessandria gli immigrati sardi erano 1100 (450 famiglie). In provincia erano circa 5000. L’immigrazione dalla Sardegna è stata tardiva: è iniziata alla fine degli anni Cinquanta e ha avuto la punta massima nei primi anni Sessanta. Sono arrivate soprattutto persone nate nelle province di Sassari e Cagliari, minore il numero dei nati nel Nuorese. I primi circoli sardi nascono nel 1963-’64. Dal 1978 è presente in città il circolo “Su Nuraghe“, con 350 iscritti. Dal 1988 è presente l’Associazione “Amici di Salvatore Mattu“.
1960
Punta massima dell’immigrazione dal Veneto e dall’Italia meridionale
In provincia di Alessandria giungono quasi 150.000 immigrati meridionali (20,25 % della popolazione residente nel 2002)
1975
Accordo di Osimo
Ad Osimo, Italia e Jugoslavia stipulano un accordo che sancisce il definitivo superamento del Territorio Libero di Trieste, riconoscendo l’appartenenza della ex Zona A all’Italia e della ex Zona B alla Jugoslavia.
1985
Inizia l’immigrazione dall’estero
L’immigrazione dall’estero inizia in Alessandria intorno al 1985. I nuovi migranti provenienti soprattutto da alcune zone del continente africano, soprattutto dal Senegal, sono generalmente maschi, giovani, istruiti e poliglotti; mentre molte donne giungono da sole, soprattutto dall’Est Europa o dal Sud America e sono assunte come domestiche e badanti. Con il trascorrere degli anni, giunge in Alessandria una folta popolazione magrebina, soprattutto proveniente dal Marocco.
1991
Immigrazione dall’Albania
Il 14 marzo 1991 giungono a Casale Monferrato, da Brindisi dove sono stati raccolti, 882 profughi albanesi, che in larga parte negli anni successivi si spostano in Alessandria, dove trovano impiego gli uomini nei lavori soprattutto edili e le donne soprattutto come commesse nei negozi, o come personale di servizio nelle mense e nelle famiglie, sebbene molti siano in possesso di titoli di studio accademici, che tuttavia non sono riconosciuti in Italia.
1995
Nuovi flussi
Un nuovo flusso emerge a partire dal 1995 e continua negli anni Duemila di lavoratori istruiti e molto qualificati, che non cambiano residenza, con un elevato numero di donne che autonomamente scelgono di lavorare nel Centro o nel Nord Italia, nel settore dei servizi (scuole, ospedali, pubblico impiego) o in aziende private
2001
Nuovi conflitti
A partire dal 2001 Alessandria si fa carico di vari gruppi di profughi che dovrebbero essere distribuiti in vari paesi della provincia, ma che non sono accolti per mancanza di strutture o per mancata volontà politica. Alcune decine sono i profughi afghani, giunti immediatamente dopo la fine della presenza statunitense in Afghanistan, nell’estate del 2021. Oggi sono ospitati circa trecento profughi Ucraini, in grandissima parte donne e bambini.
2021
Nuova rilevazione
I dati del settembre 2021 attestano che in Alessandria sono oggi presenti più di 3.500 cittadini maggiorenni di origine rumena, più di 3.000 maggiorenni di origine albanese, circa 2.300 maggiorenni di origine marocchina, circa 750 maggiorenni di origine cinese, quasi 600 maggiorenni nigeriani e, prima dell’inizio del conflitto russo-ucraino, 439 cittadini maggiorenni di origine ucraina, cui oggi si aggiungono i profughi di guerra.
Seguono, con numeri minori, i Sudamericani, soprattutto Equadoregni, Dominicani e Brasiliani; Indiani, Egiziani, Pakistani e cittadini di vari Stati dell’Europa orientale (Polacchi, Russi, Bielorussi, Moldavi, Baltici). Vi sono anche oltre un centinaio di Egiziani e un centinaio di persone originarie della Costa d’Avorio.
Dal punto di vista sociologico, possiamo dire che i migranti internazionali sono in genere giovani, acculturati, provenienti dalle zone urbane delle loro aree di origine, appartenenti alla borghesia e, per quasi il 70% dei casi giunti in Alessandria in cerca di lavoro, mentre il 25% è arrivato per ricongiungimento familiare.
La maggior parte dei nuovi migranti è alloggiata nelle zone tradizionalmente abitate dagli immigrati in Alessandria: Borgo Rovereto, Cristo, Spinetta Marengo; ma anche nel quartiere Pista, che fino agli anni Ottanta del Novecento era tradizionalmente zona residenziale della borghesia alessandrina.