“…Inizialmente il proprietario di casa, un signore molto gentile, dolce, affettuoso e attento nei nostri confronti ci portava in campagna, a casa sua, dove i bambini giocavano nel giardino e raccoglievamo la frutta e verdura che poi portavamo a casa. “
“…Ma io sono straniera, sono albanese….. Lei mi risponde: Lo so che sei una straniera (si capiva benissimo dal mio accento) ma questo non vuol dire nulla. Una persona buona e educata rimane tale anche se è straniera.”
Mi chiamo Kudrete provengo da Durazzo – Albania, in Alessandria sono arrivata il 16 marzo 1998, avevo 29 anni e sono arrivata insieme ai miei 2 figli perchè mio marito che era già prima in Alessandria. Sono venuta in Italia perché le condizioni di vita in Albania, in quel momento, non erano buone. Mio marito era venuto prima di noi e abbiamo fatto ricongiungimento familiare.
Abbiamo scelto la città di Alessandria poiché qui erano venuti per prima mia sorella e mio fratello. Quando siamo arrivati abitavamo in centro città, in Via Savonarola 24; poi ho cambiato residenza in altre zone della città, inizialmente a Valle San Bartolomeo dopo avere acquistato un alloggio e successivamente sono andata ad abitare al Cristo, in via Roberto Gandolfi 26, dopo il divorzio.
Vivevamo solo la mia famiglia, mio marito e i miei due figli, avevamo il riscaldamento autonomo e all’interno c’era un piccolo cortiletto dove i bambini giocavano. I miei figli giocavano lì e nei giardini alla Pacto.
Nel mio palazzo non c’erano altre famiglie straniere ma nel palazzo a fianco si e ci aiutavamo a vicenda per accompagnare i bambini a scuola. C’erano delle famiglie straniere anche nella via.
All’inizio facevo la spesa solo al supermercato anche perché non conoscendo la lingua avevo difficoltà a parlare ed a chiedere le cose. Dopo avere imparato a comunicare facevo la spesa anche nei negozi vicino a casa che erano gestiti da alessandrini: la panetteria, il macellaio e il tabaccaio di inizio Via Cavour angolo Via Savonarola. Andavo anche al mercato ortofrutticolo di piazza Marconi e al mercato di piazza Garibaldi.
Comperavo i vestiti alla Standa, Oviesse, Mercato e altri negozi di Corso Roma. Io non ho studiato qui. Ho seguito il corso di mediatore culturale che si teneva in mesi alternati ad Alessandria e ad Asti. I miei figli invece hanno fatto le elementari al “DE Amicis”, le medie alla “Manzoni”. Mia figlia Eni ha seguito le superiori al Liceo Scientifico “Galileo Galilei” e l’Università Infermieristica. Mio figlio Ardit ha frequentato le superiori all’Istituto tecnico “Enrico Fermi”.
Ho trovato lavoro inizialmente in nero (pulire la scala di un condominio) in seguito con una cooperativa nelle pulizie e dopo avere finito il corso di mediatore in questo settore.
Mi hanno aiutato a trovare lavoro i vicini di casa con i quali ho avuto un ottimo rapporto e poi la mamma di un amico di mio figlio con la quale ho legato molto.
La prima difficoltà che ho incontrato era la lingua. Essere straniera (donna albanese che in quei momenti era associata alla prostituzione) mi metteva in difficoltà. Il tempo libero e le domeniche inizialmente le trascorrevamo con il proprietario di casa, un signore molto gentile, dolce, affettuoso e attento nei nostri confronti che ci portava in campagna, a casa sua, dove i bambini giocavano nel giardino e raccoglievamo la frutta e verdura che poi portavamo a casa. Diversamente, quando eravamo liberi, andavamo nei giardini intorno o a visitare altre città d’Italia.
Non ho frequentato nessuna chiesa. Dovrei essere di religione musulmana (la mia famiglia è di religione musulmana) ma non ho mai frequentato né chiesa e né moschea. I miei figli invece frequentavano la parrocchia vicino casa nostra. C’erano feste di quartiere, mi ricordo della festa del Borgo Rovereto con le vie piene di bancarelle, gruppi musicali, e gente che si fermava fino a notte tardi.
Andavamo al cinema insieme ai bambini. Frequentavamo il cinema del Teatro Alessandrino, e la Multicristalli. Inoltre andavamo anche al Teatro Comunale. Le difficoltà maggiori che ho dovuto affrontare sono state la lingua, la parte burocratica (fare la residenza, chiedere il permesso di soggiorno, il codice fiscale, la tessera sanitaria), inserimento dei bambini a scuola, trovare il lavoro.
Sono riuscita a risolverle con l’aiuto dei vicini di casa e dei miei famigliari che si trovavano qui prima di me e che sapevano come muoversi. La rete dei famigliari è molto importante. Nel mio caso anche i vicini di casa sono stati una risorsa molto utile. La sig.ra Giovanna, un insegnante di lingua Inglese mi ha accompagnata a iscrivere i miei figli a scuola e mi ha fatto capire le modalità diverse (modulo / tempo pieno e possibilità di mangiare a scuola) che io non conoscevo. Suo marito, Mauro, mi ha accompagnato per fare la residenza, il codice fiscale e la tessera sanitaria. Per trovare il lavoro ho avuto l’aiuto di un’altra vicina di casa, nonna Elisa, e la mamma di un amico di mio figlio. Le maggiori differenze con la mia vita precedente: nel mio paese facevo l’insegnante e qui il primo lavoro era a fare le pulizie. Il rapporto con le persone era diverso. Qui le persone sono un po’ più fredde e distaccate.
Mi sono sentita trattata dagli alessandrini molto bene nel mio cortile dove tutti ci trattavano bene e ci aiutavano ognuno con quello che poteva. Anche al lavoro ho trovato delle belle persone che ci rispettavamo a vicenda. Nei primi tempi ero io a sentirmi a disagio per quello che sentivo nei telegiornali (gli albanesi venivano descritti come trafficanti di droga e prostituzione).
Avevo un ottimo rapporto con i vicini di casa. Ho molta nostalgia per quell’ambiente dove mi sono sentita accolta. Anche adesso ho degli ottimi vicini. Per dirne una. Quando eravamo in quarantena e io avevo il Covid la vicina di casa mi ha portato da mangiare gli gnocchi alla romana, mi hanno portato le medicine e mi chiedevano tutti i giorni se avevo bisogno di qualcosa.
Ho avuto sempre un buon rapporto anche con i proprietari degli alloggi affittati, e con i colleghi del lavoro. Non ho avuto dei problemi con nessuno in particolare o se li ho avuti sono stati così piccoli che non me li ricordo più. Ho iniziato a sentirmi inserita nella città quando mi sono tolta di dosso quel senso di inferiorità che avevo. Devo dire che di solito io seleziono un po’ le persone con qui sto e questo forse ha fatto sì di avere intorno a me delle persone che mi vogliono bene e ai quali voglio bene.
Quando sono arrivata io la società, gli operatori, gli insegnanti, le forze dell’ordine erano meno preparati all’accoglienza ma nello stesso tempo anche e forse i pregiudizi erano maggiori. Questo può essere forse solo la mia sensazione ma gli immigrati di oggi sono più fortunati poiché di solito trovano comunque una rete di connazionali dove chiedere aiuto e appoggiarsi per risolvere i problemi. Gli operatori degli uffici pubblici, gli insegnanti sono un po’ più preparati sull’accoglienza e la comunicazione e la società forse un po’ più accogliente o meno ostile.
Fin dalla preistoria l’uomo si è spostato da un territorio all’altro in cerca di cibo. L’immigrazione è stato un fenomeno sempre presente che ha interessato a volte singole famiglie, a volte intere popolazioni. In Italia pero l’immigrazione rimane sempre un’emergenza ed è diffusa la paura dello straniero che spesso porta al razzismo. Il razzismo nasce spesso dall’ignoranza, dal non conoscenza dell’altro e delle ragioni che spingono a immigrare (guerra, conflitti etnici, calamità naturali ecc.) Devo dire però che oggi a differenza di quando sono arrivata io le istituzioni, gli operatori, gli insegnanti sono più preparati e più organizzati per l’accoglienza e la comunicazione. Inoltre chi arriva adesso trova già sul territorio una rete di connazionali che può essere d’aiuto.
Un aneddoto di quel periodo: avevo appena iniziato lavoro all’Ospedale con l’impresa delle pulizie. Mentre pulivo una camera di degenza dove era ricoverata una nonna molto dolce con la quale ogni giorno chiacchieravo un po’ lei mi chiede se potevo assisterla a casa dopo essere dimessa dall’Ospedale. Io lo guardo e con la voce bassa le dico: Ma io sono straniera, sono albanese….. Lei mi risponde: Lo so che sei una straniera (si capiva benissimo dal mio accento) ma questo non vuol dire nulla. Una persona buona e educata rimane tale anche se è straniera. Questo momento è rimasto nel mio cuore e mi ha aiutato a conquistare più fiducia in me stessa.